7 settembre 1941 - Coppa Pietro Marin
Domenica 7 settembre a Pavia si corre la seconda edizione della Coppa Pietro Marin. La gara, nata per iniziativa del fascio, è intitolata ad un ex ciclista caduto sul fronte africano. Bartali, capitano dei rossoverdi guidati dall'avocatt Pavesi, è il numero 9 nell'elenco degli iscritti; immediatamente dopo compaiono i nomi di Fausto Coppi da Castellania e Pierino Favalli da Zanengo, terzo uomo della Legnano.
Alla partenza sono presenti 73 corridori dei cento iscritti; assenze spiacevoli quelle di Bizzi caduto in allenamento venerdì e di Ortelli che probabilmente ha preferito la gara di Vicenza. Il gruppo si muove dalla palestra civica per recarsi al punto fissato per la partenza (piazzale Minerva) passando tra i cicloturisti partecipanti al raduno e tra la folla plaudente. Dopo un minuto di raccoglimento in omaggio ai Caduti e l'appello fascista dello scomparso Piero Marin, alle ore 10.15 viene dato il via.
Il percorso, nella sua prima parte, non presenta asperità, anche se i premi di traguardo stimolano i corridori e l'andatura è subito lanciata. Si dovranno attendere comunque le colline per vedere il profilo altimetrico mutare in un profilo nervoso e impolverato, giusto ciò che serve a segnare il volto della gara. Bartali, che non vince dal "Lombardia" dell'anno precedente e sempre meno sopporta l'ingombrante convivenza con Coppi, pedala nelle prime posizioni del gruppo, poco disposto a concedere spazio agli avventurieri di giornata. Quando a Borgo San Siro Remo Cerasa inscena la prima fuga, il toscano manda subito il fido Favalli alla ruota del fuggitivo. Con il cremonese escono dal gruppo anche Volpi, Godio e Gosi. Il quintetto pedala in armonia sino a Vigevano, quando Gosi molla la presa vittima di una foratura. La presenza di Favalli fra i fuggitivi rassicura Bartali, tanto che dietro l'andatura diminuisce e il gruppo ha già perduto 1'35". Solo il giovane messinese Corrieri prova a ricucire, ma la sua iniziativa non ha fortuna. Il gruppo continua a perdere terreno e a Mede Corrieri transita con un ritardo di 2'20"; il gruppo a 3'25". Cercano allora Servadei, Cinelli e Bartali di scuotere gli inseguitori, ma dopo una fase in cui il gruppo si era spezzato in due, le file si ricompongo tra San Nazzaro e Voghera e il ritardo ha assunto proporzioni ben maggiori.
Infatti a Voghera (controllo rifornimento) la media oraria è salita a 40 chilometri esatti e il gruppo è cronometrato a 6'10"; Bailo e Conte sono costretti al ritiro per incidenti irreparabili.
In testa i quattro battistrada spingono senza pause, ma a Godiasco il quartetto perde anche Godio per una foratura. Volpi, visibilmente affaticato e alle prese con una gamba dolorante, saluta la compagnia all'altezza di Varzi e prosegue a ritmo moderato. Favalli e Cerasa attaccano l'ascesa che conduce a Pietragavina in solitudine. Ma intanto, alle loro spalle, Bartali ha già dato ordine ai Legnano di scatenare la battaglia. Favalli scollina davanti a tutti, seguito come un'ombra da Cerasa; i due hanno 3'20" di vantaggio su Volpi mentre il gruppo transita con 6 minuti di ritardo. A meno di 90 chilometri dal traguardo il gruppo con Bartali e Coppi viaggia ormai a velocità elevata. Nei pressi di Zavattarello Favalli è appiedato da una foratura. Cerasa rimane solo al comando. Si scende ancora sino a quota 372 per poi risalire al "Carmine" quota 606. Qui Cerasa perde altro terreno ma riesce a transitare in testa con un vantaggio di 1'30" su Favalli e di 2'50" sul gruppo di Coppi e Bartali. E' a questo punto che entrano in scena Coppi e Bartali. L'Airone aziona le sue lunghe leve e piazza lo scatto in discesa; l'esperto capitano, che non ci sta a perdere ancora, aggancia la ruota e lo segue pennellando ogni curva. I due volano, mentre alle loro spalle i Bianchi cercano invano di organizzare l'inseguimento. Favalli è risucchiato in breve tempo, il sogno di Cerasa tramonta prima di Casteggio. Bartali e Coppi restano senza rivali, incrementano il loro vantaggio scalando d'un fiato le rampe dell'ultima salita (Canneto Pavese) e planano come aquile sulla città. Non c'è sprint in piazza Castello: Bartali, il capitano, fa valere i propri gradi e si prende il successo. Coppi, leggermente ingobbito sul manubrio e con la sua consueta smorfia dipinta sul volto, lo scorta al traguardo. Ricci completa il podio anticipando, dopo più di cinque minuti, Mollo e Cottur.
Alla partenza sono presenti 73 corridori dei cento iscritti; assenze spiacevoli quelle di Bizzi caduto in allenamento venerdì e di Ortelli che probabilmente ha preferito la gara di Vicenza. Il gruppo si muove dalla palestra civica per recarsi al punto fissato per la partenza (piazzale Minerva) passando tra i cicloturisti partecipanti al raduno e tra la folla plaudente. Dopo un minuto di raccoglimento in omaggio ai Caduti e l'appello fascista dello scomparso Piero Marin, alle ore 10.15 viene dato il via.
Il percorso, nella sua prima parte, non presenta asperità, anche se i premi di traguardo stimolano i corridori e l'andatura è subito lanciata. Si dovranno attendere comunque le colline per vedere il profilo altimetrico mutare in un profilo nervoso e impolverato, giusto ciò che serve a segnare il volto della gara. Bartali, che non vince dal "Lombardia" dell'anno precedente e sempre meno sopporta l'ingombrante convivenza con Coppi, pedala nelle prime posizioni del gruppo, poco disposto a concedere spazio agli avventurieri di giornata. Quando a Borgo San Siro Remo Cerasa inscena la prima fuga, il toscano manda subito il fido Favalli alla ruota del fuggitivo. Con il cremonese escono dal gruppo anche Volpi, Godio e Gosi. Il quintetto pedala in armonia sino a Vigevano, quando Gosi molla la presa vittima di una foratura. La presenza di Favalli fra i fuggitivi rassicura Bartali, tanto che dietro l'andatura diminuisce e il gruppo ha già perduto 1'35". Solo il giovane messinese Corrieri prova a ricucire, ma la sua iniziativa non ha fortuna. Il gruppo continua a perdere terreno e a Mede Corrieri transita con un ritardo di 2'20"; il gruppo a 3'25". Cercano allora Servadei, Cinelli e Bartali di scuotere gli inseguitori, ma dopo una fase in cui il gruppo si era spezzato in due, le file si ricompongo tra San Nazzaro e Voghera e il ritardo ha assunto proporzioni ben maggiori.
Infatti a Voghera (controllo rifornimento) la media oraria è salita a 40 chilometri esatti e il gruppo è cronometrato a 6'10"; Bailo e Conte sono costretti al ritiro per incidenti irreparabili.
In testa i quattro battistrada spingono senza pause, ma a Godiasco il quartetto perde anche Godio per una foratura. Volpi, visibilmente affaticato e alle prese con una gamba dolorante, saluta la compagnia all'altezza di Varzi e prosegue a ritmo moderato. Favalli e Cerasa attaccano l'ascesa che conduce a Pietragavina in solitudine. Ma intanto, alle loro spalle, Bartali ha già dato ordine ai Legnano di scatenare la battaglia. Favalli scollina davanti a tutti, seguito come un'ombra da Cerasa; i due hanno 3'20" di vantaggio su Volpi mentre il gruppo transita con 6 minuti di ritardo. A meno di 90 chilometri dal traguardo il gruppo con Bartali e Coppi viaggia ormai a velocità elevata. Nei pressi di Zavattarello Favalli è appiedato da una foratura. Cerasa rimane solo al comando. Si scende ancora sino a quota 372 per poi risalire al "Carmine" quota 606. Qui Cerasa perde altro terreno ma riesce a transitare in testa con un vantaggio di 1'30" su Favalli e di 2'50" sul gruppo di Coppi e Bartali. E' a questo punto che entrano in scena Coppi e Bartali. L'Airone aziona le sue lunghe leve e piazza lo scatto in discesa; l'esperto capitano, che non ci sta a perdere ancora, aggancia la ruota e lo segue pennellando ogni curva. I due volano, mentre alle loro spalle i Bianchi cercano invano di organizzare l'inseguimento. Favalli è risucchiato in breve tempo, il sogno di Cerasa tramonta prima di Casteggio. Bartali e Coppi restano senza rivali, incrementano il loro vantaggio scalando d'un fiato le rampe dell'ultima salita (Canneto Pavese) e planano come aquile sulla città. Non c'è sprint in piazza Castello: Bartali, il capitano, fa valere i propri gradi e si prende il successo. Coppi, leggermente ingobbito sul manubrio e con la sua consueta smorfia dipinta sul volto, lo scorta al traguardo. Ricci completa il podio anticipando, dopo più di cinque minuti, Mollo e Cottur.
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