3 aprile 1952 - Gent-Wevelgem

14a Edizione: 3 aprile 1952
Partecipanti: 177. Classificati: 41
La caratura dell'edizione s'aprì allo start, quando gli organizzatori poterono contare su 177 corridori, nuovo record per la competizione, nonché, finalmente, quei tanto ricercati assi stranieri. Nell'occasione, si iniziò col meglio del ciclismo d'Olanda, terra vicina geograficamente e quasi combaciante per lingua coi territori affrontati nel percorso, eppure, sempre avara nella partecipazione dei propri corridori alle gare fiamminghe e valloni, non solo per la "Wevelgem", dunque. Fatto sta, che per quel 3 aprile '52, da Wim Van Est, il popolarissimo "Miracolato dell'Aubisque", a Gerrit Voorting, i tulipani più forti ci furono e, con essi, anche altri bei rappresentanti del ciclismo internazionale, come il francese di origine italiana Jacques Marinelli e il tedesco Heinrich Schwarzer. Numeri e qualità quindi, ma coi belgi ovviamente a farla da padroni in tutti i sensi. La corsa fu fedele alle speranze dell'attesa e, nonostante una giornata di tregenda con vento pioggia e freddo, si mosse vibrante, con tanti ritiri come era ovvio, ma coi corridori di maggior spessore a battagliare con piglio. Dopo tanti tentativi, sul Kwaremont, si formò al comando un terzetto composto da Raymond Impanis, stavolta attento, e dai due più giovani connazionali, Aloise De Hertog e Maurice Blomme: quest'ultimo già gran cacciatore di traguardi. Al loro inseguimento, Jacques Marinelli e il vincitore uscente André Rosseel. Lepri e cacciatori non si riunirono e nello sprint decisivo, il non velocissimo Impanis, impose ai pur bravissimi compagni di fuga la sua classe superiore. Per il Panettiere di Berg, un'altra dimostrazione di quelle qualità eccelse, che andavano troppo ad intermittenza, ma che non gli impedirono di trovare un bel posto nella grande storia del pedale. A 1'38", Rosseel, superò Marinelli per la quarta moneta, ed il piazzamento del francese, diede il primo tocco tangibile di internazionalità, alla creatura di Gerard Margodt e Georges Matthys.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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