19 marzo 1943 - Milano-Sanremo
36a Edizione: 19 marzo 1943
Con 55 partenti in una giornata di sole e non troppo fredda, si levò il sipario alla 36esima edizione di una Classicissima che stava subendo, più dei due anni precedenti, la seconda guerra mondiale. Con un crescente disagio per il conflitto, senza corridori stranieri partenti, ed un seguito ristrettissimo di vetture, le ragioni per continuare a proporre la corsa stavano cadendo. Ed infatti, gli organizzatori, visto il perdurare degli eventi bellici e la conseguente volontà di non mortificare il prestigio della "Sanremo" con edizioni monche, da viversi fra rischi e pianti, decisero di sospendere la corsa, proprio in quel '43 e di riprenderla, solo quando gli eventi nefasti, si fossero completamente conclusi in tutta Europa. La corsa di quell'anno, visse un copione che poi diverrà costante nelle edizioni future: tanti tentativi, ma alla fine a giocarsi il successo, un gruppo con numeri progressivamente vicini a quelli di partenza. E su viale Cavallotti, in quella occasione, giunsero in una ventina. Il lavoro della Bianchi, che temeva lo sprint del romano Toccaceli, fu ammirevole e si fondò su uomini di gran lusso, come Fiorenzo Magni, Adolfo Leoni e Glauco Servadei, tutti uniti per il predestinato Cino Cinelli. E costui non deluse, vincendo comodamente.
Con 55 partenti in una giornata di sole e non troppo fredda, si levò il sipario alla 36esima edizione di una Classicissima che stava subendo, più dei due anni precedenti, la seconda guerra mondiale. Con un crescente disagio per il conflitto, senza corridori stranieri partenti, ed un seguito ristrettissimo di vetture, le ragioni per continuare a proporre la corsa stavano cadendo. Ed infatti, gli organizzatori, visto il perdurare degli eventi bellici e la conseguente volontà di non mortificare il prestigio della "Sanremo" con edizioni monche, da viversi fra rischi e pianti, decisero di sospendere la corsa, proprio in quel '43 e di riprenderla, solo quando gli eventi nefasti, si fossero completamente conclusi in tutta Europa. La corsa di quell'anno, visse un copione che poi diverrà costante nelle edizioni future: tanti tentativi, ma alla fine a giocarsi il successo, un gruppo con numeri progressivamente vicini a quelli di partenza. E su viale Cavallotti, in quella occasione, giunsero in una ventina. Il lavoro della Bianchi, che temeva lo sprint del romano Toccaceli, fu ammirevole e si fondò su uomini di gran lusso, come Fiorenzo Magni, Adolfo Leoni e Glauco Servadei, tutti uniti per il predestinato Cino Cinelli. E costui non deluse, vincendo comodamente.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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