19 marzo 1960 - Milano-Sanremo
51a Edizione: 19 marzo 1960
Ormai la "Sanremo" era diventata la corsa dei velocisti e dato che di grandi sprinter su strada, in Italia non se ne vedevano, Vincenzo Torriani, il patron che da dieci anni aveva raccolto l'eredità di Armando Cougnet, cercò di dare una mano ai corridori connazionali, scoprendo, giusto alle porte di Sanremo, la salita del Poggio. Ma neppure questa "invenzione" valse a far interrompere la serie contraria che stava gravando sul ciclismo italiano. Anzi, per lungo tempo, proprio quella salitella in extremis, si mostrò abbastanza indigesta ai ciclisti di casa. Lo si constatò subito, in quel 19 marzo 1960, allorché Arnaldo Pambianco e Gastone Nencini, che erano stati tra gli animatori più validi della corsa dopo un generoso attacco di Tom Simpson, furono costretti a mollare, proprio sul Poggio, la ruota del francese René Privat. Costui, correndo con quella razionalità che gli aveva fatto difetto due anni prima, si trovò più fornito di energia e riuscì a realizzare la grossa ed insperata performance, di arrivare primo al traguardo della "Città dei fiori". Con meno patemi del possibile, tra l'altro, visto che il suo connazionale Graczyck, autore di un finale furibondo, cadde proprio lungo la discesa del Poggio e vide svanire la possibilità di riagguantarlo. Va detto che Privat, quella prestigiosa vittoria, se la meritava tutta.
Ormai la "Sanremo" era diventata la corsa dei velocisti e dato che di grandi sprinter su strada, in Italia non se ne vedevano, Vincenzo Torriani, il patron che da dieci anni aveva raccolto l'eredità di Armando Cougnet, cercò di dare una mano ai corridori connazionali, scoprendo, giusto alle porte di Sanremo, la salita del Poggio. Ma neppure questa "invenzione" valse a far interrompere la serie contraria che stava gravando sul ciclismo italiano. Anzi, per lungo tempo, proprio quella salitella in extremis, si mostrò abbastanza indigesta ai ciclisti di casa. Lo si constatò subito, in quel 19 marzo 1960, allorché Arnaldo Pambianco e Gastone Nencini, che erano stati tra gli animatori più validi della corsa dopo un generoso attacco di Tom Simpson, furono costretti a mollare, proprio sul Poggio, la ruota del francese René Privat. Costui, correndo con quella razionalità che gli aveva fatto difetto due anni prima, si trovò più fornito di energia e riuscì a realizzare la grossa ed insperata performance, di arrivare primo al traguardo della "Città dei fiori". Con meno patemi del possibile, tra l'altro, visto che il suo connazionale Graczyck, autore di un finale furibondo, cadde proprio lungo la discesa del Poggio e vide svanire la possibilità di riagguantarlo. Va detto che Privat, quella prestigiosa vittoria, se la meritava tutta.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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