19 marzo 1963 - Milano-Sanremo
54a Edizione: 19 marzo 1963
Dopo un anno a cifre imponenti, ma non eccelse, la Sanremo '63, che trovò una giornata di sole, tornò nuovamente ai 200 partenti. Allo start il solito motivo conduttore che consumò quasi venti anni di Classicissima: avrebbe vinto, finalmente, un italiano? Anche in quella edizione però, i corridori peninsulari pur facendosi onore, rimasero a bocca asciutta. Franco Balmamion prese l'iniziativa dopo 11 km di corsa, trascinò all'attacco Denson, Simpson (che poi mollò) e Schroeders sino a Masene (km. 139), dove altri venti uomini, con molti degli italiani più quotati, riuscirono a portarsi essi pure in testa. Situazione pressoché stazionaria sino al Berta, dove, per un attacco di Adorni, dalla formazione di testa riuscirono ad emergere, con il corridore parmense, solo Balmamion, Groussard, Graczyck, Bocklant, Wolfshohl e Schroeders. Il Poggio diede l'ultima setacciata: restarono assieme Joseph Grous-sard, un bretone di non eccessiva levatura, ed il campione del mondo di ciclocross Rolf Wolfshohl. Il testa a testa nel decisivo sprint fra i due, fu spettacolare ed incertissimo: solo il fotofinish riuscì a sancire una differenza fra i rispettivi colpi di reni. La vittoria andò al francese, per un paio di centimetri: il successo con minor differenza della storia dell'intera Classicissisima, anche inferiore a quello del 2009 del britannico Cavendish. Nel 1963, sfogliare le pagine storiche del grande romanzo ciclistico, era un obbligo, un importante segno di cultura. E venne naturale pensare all'opposto dell'appena visto, ovvero quando, 53 anni prima, un altro vincitore francese, Eugene Christophe, lasciò il secondo ad un'ora e un minuto....
Dopo un anno a cifre imponenti, ma non eccelse, la Sanremo '63, che trovò una giornata di sole, tornò nuovamente ai 200 partenti. Allo start il solito motivo conduttore che consumò quasi venti anni di Classicissima: avrebbe vinto, finalmente, un italiano? Anche in quella edizione però, i corridori peninsulari pur facendosi onore, rimasero a bocca asciutta. Franco Balmamion prese l'iniziativa dopo 11 km di corsa, trascinò all'attacco Denson, Simpson (che poi mollò) e Schroeders sino a Masene (km. 139), dove altri venti uomini, con molti degli italiani più quotati, riuscirono a portarsi essi pure in testa. Situazione pressoché stazionaria sino al Berta, dove, per un attacco di Adorni, dalla formazione di testa riuscirono ad emergere, con il corridore parmense, solo Balmamion, Groussard, Graczyck, Bocklant, Wolfshohl e Schroeders. Il Poggio diede l'ultima setacciata: restarono assieme Joseph Grous-sard, un bretone di non eccessiva levatura, ed il campione del mondo di ciclocross Rolf Wolfshohl. Il testa a testa nel decisivo sprint fra i due, fu spettacolare ed incertissimo: solo il fotofinish riuscì a sancire una differenza fra i rispettivi colpi di reni. La vittoria andò al francese, per un paio di centimetri: il successo con minor differenza della storia dell'intera Classicissisima, anche inferiore a quello del 2009 del britannico Cavendish. Nel 1963, sfogliare le pagine storiche del grande romanzo ciclistico, era un obbligo, un importante segno di cultura. E venne naturale pensare all'opposto dell'appena visto, ovvero quando, 53 anni prima, un altro vincitore francese, Eugene Christophe, lasciò il secondo ad un'ora e un minuto....
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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