19 marzo 1964 - Milano-Sanremo
55a Edizione: 19 marzo 1964
Che la Milano Sanremo, fosse divenuta classica come nessuna in termini di richiamo, era ai tempi considerata una ovvietà, ma nessuno avrebbe mai pensato che i limiti di 223 partenti, potessero essere superati. Ebbene, nel 1964, a partire da Milano, furono in 232, con una particolarità aggiuntiva, che sembrava sincronica alla lettura delle risultanze dell'ultimo decennio della Classicissima: la predominanza degli stranieri. Allo start, infatti, per la prima volta si registrò una supremazia numerica straniera, 123 contro i 109 italiani. Supremazia che si confermò poi sulla strada, nonostante la volontà dei corridori di casa. Ancora una volta fu Toni Bailetti ad aprire il foglio dei tentativi, lo fece assieme a Giuseppe Fezzardi e André Foucher poco dopo Tortona, al 79esimo chilometro percorso. Il tentativo si prolungò fino al Capo Mele, dove si verificò un'azione non troppo efficace di Italo Zilioli. Il Berta decise di nuovo la corsa. Il britannico Tom Simpson si avvantaggiò con Raymond Poulidor, Willy Bocklant e l'italiano Vincenzo Meco. Sul Poggio attaccò dapprima Poulidor, ma Simpson gli rispose passando primo in cima, col francese a ruota, indi Meco, staccato di una trentina di metri e Bocklant, di un centinaio. Nella discesa se ne videro di tutti i colori. Il duo di testa si gettò a capofitto verso il traguardo e lo fece usando i tornanti come una volata anticipata. Rischiarono non poco in quel loro duello. Dietro, intanto, mentre il belga affondava, Meco, a causa del tubolare posteriore scollato, cadde, ed avendo l'ammiraglia in coda al gruppo, fu costretto a giungere all'arrivo con dodici minuti di ritardo. Nella volata a due di via Roma, Simpson scattò sulla destra, Poulidor riuscì quasi ad affiancarlo, ma poi si piantò. Il successo, valse a Tom il "titolo" di "Baronetto" da parte della regina Elisabetta, mentre per gli italiani, fu l'ennesima scoppola. Il migliore al traguardo, settimo, fu il carneade Renato Pelizzoni, cremonese di Drizzona, già ventottenne, passato professionista nell'ottobre dell'anno precedente, in occasione del Giro di Lombardia. Uno insomma che non dava grandi prospettive per questa corsa, ormai del tutto in mano agli assi o ai buoni corridori stranieri. Ma importava poco se c'era spettacolo come in quel 19 marzo 1964. Non a caso, aldilà dello spessore di Simpson e Poulidor che si giocarono la Classicissima allo sprint, emerse un dato di gran peso: l'incredibile media di corsa a 43,419 km/h, costituiva il nuovo record della manifestazione.
Che la Milano Sanremo, fosse divenuta classica come nessuna in termini di richiamo, era ai tempi considerata una ovvietà, ma nessuno avrebbe mai pensato che i limiti di 223 partenti, potessero essere superati. Ebbene, nel 1964, a partire da Milano, furono in 232, con una particolarità aggiuntiva, che sembrava sincronica alla lettura delle risultanze dell'ultimo decennio della Classicissima: la predominanza degli stranieri. Allo start, infatti, per la prima volta si registrò una supremazia numerica straniera, 123 contro i 109 italiani. Supremazia che si confermò poi sulla strada, nonostante la volontà dei corridori di casa. Ancora una volta fu Toni Bailetti ad aprire il foglio dei tentativi, lo fece assieme a Giuseppe Fezzardi e André Foucher poco dopo Tortona, al 79esimo chilometro percorso. Il tentativo si prolungò fino al Capo Mele, dove si verificò un'azione non troppo efficace di Italo Zilioli. Il Berta decise di nuovo la corsa. Il britannico Tom Simpson si avvantaggiò con Raymond Poulidor, Willy Bocklant e l'italiano Vincenzo Meco. Sul Poggio attaccò dapprima Poulidor, ma Simpson gli rispose passando primo in cima, col francese a ruota, indi Meco, staccato di una trentina di metri e Bocklant, di un centinaio. Nella discesa se ne videro di tutti i colori. Il duo di testa si gettò a capofitto verso il traguardo e lo fece usando i tornanti come una volata anticipata. Rischiarono non poco in quel loro duello. Dietro, intanto, mentre il belga affondava, Meco, a causa del tubolare posteriore scollato, cadde, ed avendo l'ammiraglia in coda al gruppo, fu costretto a giungere all'arrivo con dodici minuti di ritardo. Nella volata a due di via Roma, Simpson scattò sulla destra, Poulidor riuscì quasi ad affiancarlo, ma poi si piantò. Il successo, valse a Tom il "titolo" di "Baronetto" da parte della regina Elisabetta, mentre per gli italiani, fu l'ennesima scoppola. Il migliore al traguardo, settimo, fu il carneade Renato Pelizzoni, cremonese di Drizzona, già ventottenne, passato professionista nell'ottobre dell'anno precedente, in occasione del Giro di Lombardia. Uno insomma che non dava grandi prospettive per questa corsa, ormai del tutto in mano agli assi o ai buoni corridori stranieri. Ma importava poco se c'era spettacolo come in quel 19 marzo 1964. Non a caso, aldilà dello spessore di Simpson e Poulidor che si giocarono la Classicissima allo sprint, emerse un dato di gran peso: l'incredibile media di corsa a 43,419 km/h, costituiva il nuovo record della manifestazione.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
©2002-2026 Museo del Ciclismo Associazione Culturale ETS - C.F.94259220484 - info@museociclismo.it - Tutti i diritti riservati
I dati inseriti in archivio sono il risultato di una ricerca bibliografica e storiografica di Paolo Mannini (curatore dell'Archivio). Le fonti utilizzate sono svariate (giornali, libri, enciclopedie, siti internet, archivi digitali e frequentazioni sui vari Forum inerenti il ciclismo). Chiunque desideri contribuire alla raccolta dei dati, aggiunta di materiale da pubblicare o alla correzione di errori può farlo mettendosi in contatto con Paolo Mannini o con la Redazione.