20 marzo 1966 - Milano-Sanremo

57a Edizione: 20 marzo 1966
Furono 190 i partenti e bella la giornata che li attendeva. Poco combattuta la prima parte di gara, tutta legata alla fuga di Guido Carlesi, il "Coppino", all'ultimo anno di carriera, che si concluse ad Albisola. Poco dopo si formò al comando un drappello di 17 uomini comprendente praticamente tutti i migliori. Sul Berta, restarono al comando in quattro: Dancelli, De Rosso, Poggiali e il francese Letort. Ma nel tratto che portava al Poggio, su di loro rientrarono i belgi Merckx, Armand Desmet, Van Springel e Lelangue, nonché i francesi Poulidor, Foucher, Aimar, l'olandese Zilverberg, lo svizzero Maurer e gli italiani Carlesi, Balmamion, Durante, Passuello e Andreoli. I favoriti della vigilia, Adorni, Gimondi e Motta, rimasero irrimediabilmente fuori dai giochi. Sul Poggio, cercò la soluzione di forza Poulidor, ma pure lui fu costretto ad arrendersi. A meno di due chilometri dal termine, tentò Van Springel, ma fu un attacco troppo telefonato per sortire gli effetti desiderati. Con Durante e il Campione d'Italia Dancelli, nel ruolo di favoriti, gli undici rimasti dalla scrematura del Poggio, effettuarono la volata decisiva. Adriano Durante scattò sulla destra di Via Roma, davanti a Dancelli, mentre sulla sinistra rinvenne, in modo prepotente Merckx, con Van Springel a ruota. L'equilibrio fra l'italiano da una parte, ed il giovanissimo prodigio belga dall'altra, fu rotto negli ultimi trenta metri: vinse Eddy Merckx per meno di mezza ruota. Sua madre Jenny, in Belgio, davanti alla TV, svenne per l'emozione. Fortunatamente per lei, il futuro trasformerà l'emozione in uno scontato copione di normalità vincente.... Per il non ancora ventunenne bruxellese, con la Sanremo '66, s'aprì un impero, tanto sulla Classicissima, quanto sull'intero ciclismo. Grandissima la media: 43,128 kmh. Per gli italiani ancora una sconfitta bruciante, anche perché inaspettata e divenuta tale per una questione di centimetri. Purtroppo, per gli atleti di casa, quel giovanissimo belga, non era un avversario normale, ma un fenomeno rarissimo della storia dello sport.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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