19 marzo 1983 - Milano-Sanremo

Mossiere della 74esima edizione fu Candido Cannavò, che otto giorni prima era succeduto a Gino Palumbo alla direzione de "La Gazzetta dello Sport". Con questa nuova figura a capo del giornale s'aprì un ciclo. Anche la Sanremo avrebbe fatto altrettanto, ma non necessariamente in meglio, nonostante gli sforzi.
I 227 partenti di quel 19 marzo 1983, osservarono un minuto di silenzio per ricordare un vincitore della Sanremo scomparso, a soli 58 anni, sei giorni prima, a Biarritz, Luison Bobet.
La corsa si mosse stancamente per oltre 200 chilometri, ciononostante a Savona si ritirarono Hinault (come sempre inesistente alla Classicissima), Baronchelli e Contini.
Sulla Cipressa entrò in scena Moser che impose un forte ritmo nella speranza di evitare il volatone. Lo scopo del trentino fu raggiunto, perché quando i corridori ritornarono sull'Aurelia, in testa rimasero in 14, praticamente tutti i favoriti: Moser, Saronni, Bontempi, Gabriele Landoni, Franco Chioccioli, i belgi Erik Vanderaerden, Marc Sergeant, Guy Nulens, Noel Dejonckheere, lo spagnolo Juan Martin Fernandez, gli olandesi Raas e Frits Pirard, il francese René Bittinger e l'irlandese Kelly. Che la fuga fosse buona lo si capì subito. Sul Poggio provò ad evadere Fernandez, ma venne ripreso, ed in contropiede, sul falsopiano, partì sparato l'iridato Saronni. In un primo momento parve che Moser e Raas potessero agganciarsi, ma il corridore lombardo, richiamando la fucilata che gli aveva dato il mondiale, ripartì con forza e scavò una voragine. Giunse da trionfatore a Sanremo, il quarto della storia a riuscirci in maglia iridata (in precedenza avevano vinto con l'iride addosso: Binda nel '31, Merckx nel '72 e '75 e Gimondi nel '74). Tra l'altro, dopo l'impresa di Giuseppe, nessuno l'ha più compiuta. A ben 44", Guidone Bontempi vinse, su Raas, la volata per il posto d'onore. Dopo tante polemiche fra Saronni e Moser, finalmente uno dei due coglieva questo traguardo. Si attendevano repliche prima con la voce e poi sulla strada da parte del trentino, ma stavolta Moser (11°) elogiò la vittoria del rivale e si preparò per una rivincita che, come si vedrà, arrivò. "Una corsa davvero degna di un vero campione del mondo" - disse in quell'occasione. I due poi si abbracciarono. Ed i giornalisti non vissero felici e contenti, perché una riappacificazione fra i due, toglieva loro delle possibilità di inchiostro....
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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