23 marzo 1991 - Milano-Sanremo
82a Edizione: 23 marzo 1991
Furono in 215 a rispondere allo start di Milano. Una finissima pioggia, mise subito pepe in due ragazzi con un grande passato fra i dilettanti: William Dazzani e Stefano Zanini, quest'ultimo non ancora definito "Maciste". Mentre la coppia metteva fieno nella cascina della fuga, la pioggia si fece assai più consistente, alimentando la preoccupazione di molti nel grosso visto il numero di cadute sovente presenti nelle fasi iniziali della Sanremo. Ad Ovada i due di testa marcarono un vantaggio di 5 minuti, ma le rampe del Turchino si fecero sentire sulle loro gambe dense di fibre bianche, ed in cima al Passo, il loro vantaggio scese a 1'45". Non solo per demerito loro, poiché dietro, la voglia di non essere immischiati in zone pericolose del corposo gruppo, provocò un aumento dell'andatura proprio per volontà dei big. La paura delle cadute dunque, stava giocando un ruolo superiore al prevedibile. In particolare furono due uomini Carrera a distinguersi, Claudio Chiappucci e Guidone Bontempi. Su loro iniziativa, si formò come primo corpo inseguitore dei battistrada, un drappello composto da nove uomini: i due citati, gli olandesi Adri Van der Poel, Jelle Nijdam e Peter Stevenhagen, i francesi Thierry Marie e Charly Mottet, lo spagnolo Marino Lejarreta e il danese Rolf Sorensen. A Capo Mele, i nove inseguitori raggiunsero Dazzani e Zanini. A Capo Cervo i battistrada marcarono un vantaggio di 4 minuti sul grosso, ma qui, un ulteriore scatto di Chiappucci, al quale s'accodarono Sorensen, Mottet e Nijdam, parve vanificare il risveglio del grosso che, poco dopo la discesa del Cervo, si trovò falcidiato da una corposa caduta che coinvolse, fra gli altri, anche gli illustri ed attesi, Greg Lemond, Toni Rominger e Moreno Argentin. Sul Berta restarono al comando Sorensen e Chiappucci, mentre dietro ancora una caduta con un illustre coinvolto: Fondriest. Per il corridore trentino però, le conseguenze furino conseguenze assorbibili, tanto è che ripartì. Il gruppo intanto, fra Cipressa e la pianura antecedente il Poggio, riuscì a ridurre notevolmente lo svantaggio, al punto che ai piedi del Poggio, poteva ancora considerarsi in gioco. Il francese Delion e il danese Weltz, sullo slancio, tentarono di rientrare sui battistrada, ma il Poggio mise le ali a Chiappucci che, non solo tolse l'illusione di un rientro alla coppia inseguitrice, ma tagliò in due lo stesso compagno di fuga che mollò quasi di schianto. Il varesino, col secondo posto finale ed i tanti giorni in Giallo del Tour dell'estate precedente, andava così ad aprire il nuovo anno, con un botto stellare, come la vittoria nella Milano Sanremo. Giunse al traguardo da trionfatore, dopo 150 chilometri dal suo primo affondo. A 45" Sorensen, che riuscì a contenere il ritorno del gruppo, la cui volata fu vinta da Vanderaerden. Claudio Chiappucci, detto "El Diablo", era divenuto una grande realtà dei vertici ciclistici mondiali.
Furono in 215 a rispondere allo start di Milano. Una finissima pioggia, mise subito pepe in due ragazzi con un grande passato fra i dilettanti: William Dazzani e Stefano Zanini, quest'ultimo non ancora definito "Maciste". Mentre la coppia metteva fieno nella cascina della fuga, la pioggia si fece assai più consistente, alimentando la preoccupazione di molti nel grosso visto il numero di cadute sovente presenti nelle fasi iniziali della Sanremo. Ad Ovada i due di testa marcarono un vantaggio di 5 minuti, ma le rampe del Turchino si fecero sentire sulle loro gambe dense di fibre bianche, ed in cima al Passo, il loro vantaggio scese a 1'45". Non solo per demerito loro, poiché dietro, la voglia di non essere immischiati in zone pericolose del corposo gruppo, provocò un aumento dell'andatura proprio per volontà dei big. La paura delle cadute dunque, stava giocando un ruolo superiore al prevedibile. In particolare furono due uomini Carrera a distinguersi, Claudio Chiappucci e Guidone Bontempi. Su loro iniziativa, si formò come primo corpo inseguitore dei battistrada, un drappello composto da nove uomini: i due citati, gli olandesi Adri Van der Poel, Jelle Nijdam e Peter Stevenhagen, i francesi Thierry Marie e Charly Mottet, lo spagnolo Marino Lejarreta e il danese Rolf Sorensen. A Capo Mele, i nove inseguitori raggiunsero Dazzani e Zanini. A Capo Cervo i battistrada marcarono un vantaggio di 4 minuti sul grosso, ma qui, un ulteriore scatto di Chiappucci, al quale s'accodarono Sorensen, Mottet e Nijdam, parve vanificare il risveglio del grosso che, poco dopo la discesa del Cervo, si trovò falcidiato da una corposa caduta che coinvolse, fra gli altri, anche gli illustri ed attesi, Greg Lemond, Toni Rominger e Moreno Argentin. Sul Berta restarono al comando Sorensen e Chiappucci, mentre dietro ancora una caduta con un illustre coinvolto: Fondriest. Per il corridore trentino però, le conseguenze furino conseguenze assorbibili, tanto è che ripartì. Il gruppo intanto, fra Cipressa e la pianura antecedente il Poggio, riuscì a ridurre notevolmente lo svantaggio, al punto che ai piedi del Poggio, poteva ancora considerarsi in gioco. Il francese Delion e il danese Weltz, sullo slancio, tentarono di rientrare sui battistrada, ma il Poggio mise le ali a Chiappucci che, non solo tolse l'illusione di un rientro alla coppia inseguitrice, ma tagliò in due lo stesso compagno di fuga che mollò quasi di schianto. Il varesino, col secondo posto finale ed i tanti giorni in Giallo del Tour dell'estate precedente, andava così ad aprire il nuovo anno, con un botto stellare, come la vittoria nella Milano Sanremo. Giunse al traguardo da trionfatore, dopo 150 chilometri dal suo primo affondo. A 45" Sorensen, che riuscì a contenere il ritorno del gruppo, la cui volata fu vinta da Vanderaerden. Claudio Chiappucci, detto "El Diablo", era divenuto una grande realtà dei vertici ciclistici mondiali.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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