22 marzo 1997 - Milano-Sanremo
88a Edizione: 22 marzo 1997
L'ottantottesima edizione della Sanremo, alla partenza milanese, avvenuta alle 9,20, trovò il sole anche se con una temperatura poco primaverile. All'alba, 20 corridori dei 196 partenti, erano stati svegliati per essere sottoposti ai controlli preventivi sul sangue. Nessuno fuori norma. La corsa si dipanò su un insieme lunghissimo di tentativi che però non raggiunsero mai la tangibilità degna di segnare la gara. Perlomeno fino al chilometro 98, quando ad andarsene furono Zanette, Molinari, Poli e Pieri. Costoro raggiunsero un vantaggio massimo di 4'26" dopo una quarantina di chilometri, scesi in cima al Turchino e poi a fisarmonica fino a Finale Ligure, dove Pieri mollò e l'anticipo dei battistrada segnò i 2'. Ma a Laigueglia, i tre superstiti vennero ripresi. Nonostante un continuo susseguirsi di attacchi e contrattacchi ai piedi della Cipressa il gruppo si presentò compatto. Qui fu Axel Merckx il primo a muoversi, subito imitato da Jaermann e Zarrabeitia, ma a metà salita vennero ripresi e poco prima della cima, contestualmente all'attacco di Della Santa, si registrò una caduta che coinvolse una ventina di corridori, con danni da "fuori possibilità di successo" per il vincitore uscente Gabriele Colombo e Andrea Tafi. In vetta alla Cipressa Della Santa scollinò con una manciata di secondi, ma fu presto raggiunto da Ballerini, Sorensen, Van Petegem e Zarrabeitia. A fine discesa i cinque battistrada potevano contare su una decina di secondi, su una trentina di inseguitori. A metà del tratto fra Cipressa e Poggio lepri ed inseguitori sui riunirono. Sull'erta finale una bolgia di tentativi ma niente di trascendentale, al punto che in cima passò Michele Bartoli con 3" su Museeuw e Ferrigato e col rientrante Pantani, sesto, ma tutti in un fazzoletto. Il drappello di 39 si ricompattò in discesa e sull'Aurelia giunsero tutti assieme. La volata decisiva trovò l'anticipo sorpresa di Alberto Elli ai 400 metri. Un imprevisto per molti, ed infatti ai meno 100 metri, Elli era ancora in testa, ma da dietro schizzò Erik Zabel che infilò il corridore lombardo a poche decine di metri dalla linea e vinse a braccia alzate sullo stesso Elli e Conte. Un arrivo coi brividi, per una caduta che coinvolse, fortunatamente senza conseguenze, Jalabert, Museeuw e Sciandri.
L'ottantottesima edizione della Sanremo, alla partenza milanese, avvenuta alle 9,20, trovò il sole anche se con una temperatura poco primaverile. All'alba, 20 corridori dei 196 partenti, erano stati svegliati per essere sottoposti ai controlli preventivi sul sangue. Nessuno fuori norma. La corsa si dipanò su un insieme lunghissimo di tentativi che però non raggiunsero mai la tangibilità degna di segnare la gara. Perlomeno fino al chilometro 98, quando ad andarsene furono Zanette, Molinari, Poli e Pieri. Costoro raggiunsero un vantaggio massimo di 4'26" dopo una quarantina di chilometri, scesi in cima al Turchino e poi a fisarmonica fino a Finale Ligure, dove Pieri mollò e l'anticipo dei battistrada segnò i 2'. Ma a Laigueglia, i tre superstiti vennero ripresi. Nonostante un continuo susseguirsi di attacchi e contrattacchi ai piedi della Cipressa il gruppo si presentò compatto. Qui fu Axel Merckx il primo a muoversi, subito imitato da Jaermann e Zarrabeitia, ma a metà salita vennero ripresi e poco prima della cima, contestualmente all'attacco di Della Santa, si registrò una caduta che coinvolse una ventina di corridori, con danni da "fuori possibilità di successo" per il vincitore uscente Gabriele Colombo e Andrea Tafi. In vetta alla Cipressa Della Santa scollinò con una manciata di secondi, ma fu presto raggiunto da Ballerini, Sorensen, Van Petegem e Zarrabeitia. A fine discesa i cinque battistrada potevano contare su una decina di secondi, su una trentina di inseguitori. A metà del tratto fra Cipressa e Poggio lepri ed inseguitori sui riunirono. Sull'erta finale una bolgia di tentativi ma niente di trascendentale, al punto che in cima passò Michele Bartoli con 3" su Museeuw e Ferrigato e col rientrante Pantani, sesto, ma tutti in un fazzoletto. Il drappello di 39 si ricompattò in discesa e sull'Aurelia giunsero tutti assieme. La volata decisiva trovò l'anticipo sorpresa di Alberto Elli ai 400 metri. Un imprevisto per molti, ed infatti ai meno 100 metri, Elli era ancora in testa, ma da dietro schizzò Erik Zabel che infilò il corridore lombardo a poche decine di metri dalla linea e vinse a braccia alzate sullo stesso Elli e Conte. Un arrivo coi brividi, per una caduta che coinvolse, fortunatamente senza conseguenze, Jalabert, Museeuw e Sciandri.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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