24 marzo 2001 - Milano-Sanremo
92a Edizione: 24 marzo 2001
Furono 193 i partenti alla novantaduesima edizione della Milano Sanremo che presentò una grande novità: per la prima volta, a causa di una frana non si sarebbe percorso il Passo del Turchino, sostituito dall'inedita salita del Bric Berton, colle più alto (773 metri s.l.m.) dell'emblema della Classicissima, ma anche un poco più tenero. Il tema della corsa, una volta di più sembrò essere: "come impedire lo sprint di Zabel". Col tedesco nel ruolo di uomo da battere, la corsa iniziò all'insegna del "vogliamoci tutti bene che c'è un panorama nuovo da vedere". Fino a Capriata d'Orba, infatti, con poco più di cento chilometri alle spalle, nessuna azione. Poi nei paraggi della località citata, allungarono Kadlec, Matveyev, Latasa e Rittsel. I quattro fuggitivi sempre a ritmi non infernali, arrivarono a racimolare il vantaggio massimo a Savona, dopo 180 chilometri, quando le lancette toccarono i 9'50". Ma lì il gruppo si svegliò e a Capo Berta riagguantò Latasa, Kadlec e Rittsel, mentre Matveyev, continuò la fuga da solo, tentativo che si spense ai piedi della Cipressa. Sulla salita dopo un tentativo di Barbero, allungarono Hamburger, Aerts, Farazijn e O'Neill. Sui quattro si riportarono Vinokourov e Casagrande prima, e, successivamente, Bettini. In vetta passò primo Casagrande, che era scattato negli ultimi 800 metri, con 15" su Bettini, Vinokourov e Farazijn. In discesa, davanti si ricompattarono e sui battistrada rientrarono Savoldelli e Balducci. Sembrava un'azione destinata a miglior sorte, ma dopo pochi chilometri di pianura, il gruppo chiuse il tentativo. In contropiede partì il belga Nico Mattan, che imboccò il Poggio con qualche secondo di vantaggio, ma sui primi tornanti della salita, anche il suo tentativo svanì. Ancora Gabriele Colombo, che alla Sanremo si trasformava, scattò e superò la cima in testa, seguito quasi a ruota da Van Petegem, Bartoli, Bettini, Rebellin e Petito. La discesa, percorsa a ritmo inferire alle precedenti edizioni, consentì a Cipollini di rientrare e, finalmente, giocarsi la Classicissima che amava tanto. Anche uno scatto di Dekker all'ultimo chilometro, non ebbe esito. Volata inevitabile. Matteo Fagnini lanciò bene Erik Zabel, mentre Cipollini venne ostacolato da Planckaert (che poi sarà retrocesso per questo) ed ai 250 metri, oltre la 10a posizione, una paurosa caduta coinvolse 22 corridori (fra questi Zanini, Konyshev, Rebellin, Tchmil e Guidi). Lo stupendo acuto di Zabel fu sufficiente a contenere l'altrettanto stupendo ritorno di Mario. Il tedesco centrò dunque in grande poker. Fortunatamente nessuno dei caduti si fece molto male.
Furono 193 i partenti alla novantaduesima edizione della Milano Sanremo che presentò una grande novità: per la prima volta, a causa di una frana non si sarebbe percorso il Passo del Turchino, sostituito dall'inedita salita del Bric Berton, colle più alto (773 metri s.l.m.) dell'emblema della Classicissima, ma anche un poco più tenero. Il tema della corsa, una volta di più sembrò essere: "come impedire lo sprint di Zabel". Col tedesco nel ruolo di uomo da battere, la corsa iniziò all'insegna del "vogliamoci tutti bene che c'è un panorama nuovo da vedere". Fino a Capriata d'Orba, infatti, con poco più di cento chilometri alle spalle, nessuna azione. Poi nei paraggi della località citata, allungarono Kadlec, Matveyev, Latasa e Rittsel. I quattro fuggitivi sempre a ritmi non infernali, arrivarono a racimolare il vantaggio massimo a Savona, dopo 180 chilometri, quando le lancette toccarono i 9'50". Ma lì il gruppo si svegliò e a Capo Berta riagguantò Latasa, Kadlec e Rittsel, mentre Matveyev, continuò la fuga da solo, tentativo che si spense ai piedi della Cipressa. Sulla salita dopo un tentativo di Barbero, allungarono Hamburger, Aerts, Farazijn e O'Neill. Sui quattro si riportarono Vinokourov e Casagrande prima, e, successivamente, Bettini. In vetta passò primo Casagrande, che era scattato negli ultimi 800 metri, con 15" su Bettini, Vinokourov e Farazijn. In discesa, davanti si ricompattarono e sui battistrada rientrarono Savoldelli e Balducci. Sembrava un'azione destinata a miglior sorte, ma dopo pochi chilometri di pianura, il gruppo chiuse il tentativo. In contropiede partì il belga Nico Mattan, che imboccò il Poggio con qualche secondo di vantaggio, ma sui primi tornanti della salita, anche il suo tentativo svanì. Ancora Gabriele Colombo, che alla Sanremo si trasformava, scattò e superò la cima in testa, seguito quasi a ruota da Van Petegem, Bartoli, Bettini, Rebellin e Petito. La discesa, percorsa a ritmo inferire alle precedenti edizioni, consentì a Cipollini di rientrare e, finalmente, giocarsi la Classicissima che amava tanto. Anche uno scatto di Dekker all'ultimo chilometro, non ebbe esito. Volata inevitabile. Matteo Fagnini lanciò bene Erik Zabel, mentre Cipollini venne ostacolato da Planckaert (che poi sarà retrocesso per questo) ed ai 250 metri, oltre la 10a posizione, una paurosa caduta coinvolse 22 corridori (fra questi Zanini, Konyshev, Rebellin, Tchmil e Guidi). Lo stupendo acuto di Zabel fu sufficiente a contenere l'altrettanto stupendo ritorno di Mario. Il tedesco centrò dunque in grande poker. Fortunatamente nessuno dei caduti si fece molto male.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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