Storia di Vittorio Buti

Vittorio Buti nasce a Santa Maria a Monte nel '38 e da ragazzo fa il garzone per una macelleria del posto andando a lavorare in bicicletta.
E' il padre Aladino a trasmettergli questa passione; in casa non si fa altro che parlare di Gino Bartali e Aldo Bini, dei quali suo padre è tifoso. Vittorio si sente di andare forte in bicicletta e così, appena termina la scuola di arti e mestieri per l'avviamento al lavoro nel '55, a 17 anni, inizia la carriera da allievo. Suo padre, che era operaio, fa enormi sacrifici per comprargli una Bianchi e Vittorio inizia a correre nel Santa Croce. All'esordio cade e si ritrova ricoverato in ospedale. E' pieno di escoriazioni ma per fortuna niente di rotto. Dopo un mese torna alle gare e vince a Pozzi il circuito Versiliese, staccando il compagno di fuga Da Prato, sul Pitoro, quando mancavano 55 chilometri al traguardo, dopo che la mattina ha lavorato e consegnato la carne.
La seconda vittoria stagionale la ottiene a Legoli in provincia di Pisa. Nel '56, dopo vari corteggiamenti, firma per l'Affrico di Firenze, una delle squadre toscane più blasonate. E' allievo di secondo anno, e da lui si attendono grandi risultati. Non tarda la convocazione nella rappresentativa toscana per i campionati nazionali e Vittorio mantiene fede alle attese, vincendo 10 corse oltre a tanti piazzamenti nelle prime posizioni.
Fra le sue vittorie più importanti la prima prova del campionato toscano a Terranuova Bracciolini, il trofeo Mione a Firenze dove stacca tutti sul Miglio di Pratolino. Alla sua azione non riesce a resistere l'astro nascente del ciclismo lucchese Pieruccini, ma nemmeno Lotti e Zucconi.
Nonostante la delusione ai campionati italiani a Udine, dove Vittorio e gli altri componenti della squadra Toscana non sono mai protagonisti, il '56 rimane indimenticabile per Buti anche grazie al secondo posto al Gp Liberazione battuto dal lucchese Pieruccini. Nel 1957 Buti passa dilettante con l'Alfa Cure di Firenze, ottenendo un quinto posto a Titignano e due secondi posti in altrettanti circuiti a Campo di Pisa e a Calci. Gli sfugge la vittoria negli ultimi chilometri a Firenze nel Gp Pirelli, quando sul San Casciano dall'Incisa è ripreso da Bruno Mealli e arriva sul traguardo soltanto in dodicesima posizione. Poi un'altra rovinosa caduta lo costringe di nuovo ad un ricovero ospedaliero. Anche questa volta per fortuna non ci sono gravi conseguenze. Dopo un mese torna a correre anche se non ottiene più risultati di rilievo fino al termine della stagione.
Nel 1958 rinnova il contratto con l'Alfa Cure di Firenze ed ottiene la vittoria più bella della sua carriera imponendosi nella 9ª Martiri Lunatesi, una corsa in linea dura e selettiva. Attacca sul Marliana ed arriva solo a Lunata, attraverso le strade bianche; dietro di lui giungono rispettivamente secondo e terzo Ciampi e Pieruccini.
Successivamente iniziano i problemi fisici che ridimensionano le sue ambizioni; una brutta tendinite lo costringe ad intraprendere una terapia antinfiammatoria a base di pomate e compresse, ma le corse più lunghe lo mettono a dura prova. Non riesce a risolvere il problema, la tendinite si acutizza e così Vittorio decide di ritirarsi dall'attività agonistica.
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