24 giugno 1906 - Corsa Nazionale
Partono in 44 alle 4 di mattina; avvio velocissimo e caotico al punto che si verificano diverse cadute ma tutti (tra cui Galetti) rientrano presto in gruppo. Al comando rimangono in una trentina (con tutti i migliori) e la corsa si ravviva soltanto in vista dei molti traguardi a premio: Albini si impone a Pavia e Cuniolo a Casteggio. Poi, finalmente, poco prima di Alessandria, Gerbi (finora tranquillo) rompe gli indugi e attacca. Con lui rimangono soltanto Galetti, Ganna, Pavesi, Rossignoli ed il sorprendente Ceretti mentre perdono contatto Cuniolo, Danesi, Albini e Massironi. I fuggitivi se ne vanno veloci, aumentano il loro vantaggio e dietro molti si ritirano. Ad Alessandria è Pavesi ad imporsi sul traguardo mentre ad Asti è il Diavolo Rosso a transitare primo. Poco prima di Torino Pavesi perde contatto dal gruppo di testa, poi cede Ceretti e quindi Rossignoli fora. Così al comando rimangono in tre: Gerbi, Ganna e Galetti i quali però si controllano, rallentano vistosamente al punto che vengono raggiunti prima da Rossignoli e quindi anche da Pavesi. Al comando perciò si trovano in cinque e stavolta non ci sono sorprese: nonostante l'impegno di Gerbi, che prova a più riprese ad andarsene da solo, la corsa si decide allo sprint. L'arrivo è posto in un padiglione dell'Esposizione Universale di Milano e per entrare sul rettilineo finale si deve percorrere una serie di curve quasi ad angolo retto, strette e pericolose. Pavesi entra per primo nel padiglione, con Gerbi a ruota. I due lottano gomito a gomito furiosamente e abbordano troppo velocemente la curva che immette sul rettilineo conclusivo, si urtano e sbandano al punto che il Diavolo Rosso cade e finisce addirittura tra il pubblico ai piedi del palco occupato niente meno che dalla Regina. Pavesi urta contro le transenne; Galetti, Rossignoli e Ganna sono costretti a frenare bruscamente, quasi a fermarsi. Galetti è il più pronto ad approfittare della situazione e riesce a tagliare per primo il traguardo davanti a Rossignoli, Pavesi, Ganna e allo sfortunatissimo Gerbi.
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