1947 - Trofeo Baracchi

Nella tarda mattinata, sulla quale già incombe l'afa che caratterizza l'estate inoltrata, un pubblico folto ed entusiasta fa da degna cornice ai preliminari del Trofeo Baracchi.
Alle 11.26, con lieve ritardo sull'orario previsto, il prefetto di Bergamo abbassa la bandierina del via ed è subito "bagarre". Sui rettifili che da Seriate portano a Ghisalba e Martinengo il plotone si allunga sotto la spinta di Vittorio Seghezzi, Oreste Conte ed Egidio Marangoni: i tre forzano continuamente l'andatura e mettono in seria difficoltà Brotto che è costretto a fermarsi più volte, a causa del cambio di velocità che non funziona. Brotto riprende prontamente e rientra in gruppo anche se a prezzo del massimo sforzo. Il ritmo infernale imposto dai tre corridori bergamaschi risulta fatale a Francesco Brambilla, Di Leo ed Arrata che, non reggono a quel ritmo e sono costretti a mollare il gruppo. Seghezzi è il più sollecito nel condurre la danza e vince i traguardi a premio di Martinengo e di Romano Lombardo.
Oreste Conte invece sfreccia davanti al gruppo compatto sul tragurdo volante posto ad Antegnate. Quando la corsa sta per arrivare a Chiari, il plotone è scosso dall'attacco di Sergio Maggini; al suo inseguimento si pongono Luigi Malabrocca e Vittorio Magni che in un baleno sono sulla ruota del fuggitivo. Uno sguardo fugace per accordarsi e i tre si trovano a spingere a pieni pedali sotto il sole implacabile. I tre battistrada proseguono nella loro azione con la massima efficacia e determinazione, lungo i saliscendi della Mandolossa, fino al lago d'Iseo. A Lovere la corsa affronta la prima salita della giornata: un'erta non troppo dura al culmine della quale transita primo Maggini davanti a Malabrocca. Magni, in salita non ha saputo resistere al ritmo dei due compagni di fuga e passa sotto lo striscione del G.P.M. con 50 metri di svantaggio. Il gruppo è a oltre quattro minuti. A Spinone Maggini e Malabrocca, nell'abbordare una curva, scivolano a terra e riportano abrasioni alle cosce ed ai gomiti. I due ripartono subito e riprendono Magni che è rimasto solo e che ha avuto l'accortezza di attendere i due compagni di fuga. La battuta d'arresto di Maggini e Malabrocca ha consentito al gruppo di ridurre lo svantaggio, a Trescore Balneario dopo 119 km di corsa, a tre minuti. Sulla salita delle Mura il Trofeo Baracchi entra nella fase cruciale. Malabrocca passa primo sul traguardo di Colle Aperto, ma quando la corsa passa lungo la Valle Brembana Malabrocca accusa la fatica ed è costretto alla resa. Vittorio Magni e Maggini raggiungono così S. Pellegrino con un minuto sullo spento Malabrocca, a sua volta inseguito dal bergamasco Egidio Marangoni, il quale ha lasciato il gruppo che viaggia con un ritardo che sfiora i quattro minuti.
Verso S. Giovanni Bianco, dove prende l'avvio la salita, Magni, forse provato dalla lunga ed estenuante fuga, nel corso della quale ha bevuto molta acqua, si porta le mani sullo stomaco attanagliato dai crampi. Il corridore della Lygie cerca di resistere ma è costretto a ritirarsi, lasciando solo Maggini in testa alla corsa. Alle sue spalle inseguono Malabrocca e Marangoni, mentre in salita il gruppo è spezzato dagli scatti di Michele Motta.
Alla Forcella di Bura Maggini transita da solo inseguito da Malabrocca e Marangoni, sui quali si sta riportando lo scatenato Motta. Nella discesa verso Brembilla Maggini deve mettere due volte il piede a terra per forature e Motta, che nel frattempo ha raggiunto e superato Malabrocca (attardato da un incidente meccanico) e Marangoni, avvicina sensibilmente il corridore della Benotto.
In questa fase della corsa, Aldo Tosi, ventitrenne corridore di Busto Arsizio riceve una doccia che diventa stranamente solida per via di un secchio che, sfuggito di mano ad un incauto tifoso, viene scagliato addosso allo sfortunato atleta. Tosi riporta varie ferite e viene ricoverato all'Ospedale Maggiore di Bergamo dove, tuttavia, le sue condizioni non vengono giudicate gravi.
Nei restanti chilometri che devono essere percorsi per raggiunge Bergamo la lotta si fa avvincente. Maggini pedala con la forza della disperazione. E' in fuga da oltre 150 km e stringe i denti perchè gli comunicano che alle sue spalle Motta sta rimontando. Ma finalmente il toscano, sia pur affaticato, approda sul viale d'arrivo accolto dagli applausi meritati della folla. Motta giunge dopo 55", mentre Malabrocca regola allo sprint un gruppetto che accusa un ritardo di oltre cinque minuti.
©2002-2026 Museo del Ciclismo Associazione Culturale ETS - C.F.94259220484 - info@museociclismo.it - Tutti i diritti riservati

I dati inseriti in archivio sono il risultato di una ricerca bibliografica e storiografica di Paolo Mannini (curatore dell'Archivio). Le fonti utilizzate sono svariate (giornali, libri, enciclopedie, siti internet, archivi digitali e frequentazioni sui vari Forum inerenti il ciclismo). Chiunque desideri contribuire alla raccolta dei dati, aggiunta di materiale da pubblicare o alla correzione di errori può farlo mettendosi in contatto con Paolo Mannini o con la Redazione.

Preferenze Cookies - Privacy Policy